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Persepoli
 
02 luglio 2009 | 14:32

Alla scoperta di Persepoli

Riemerge una parte sepolta della città, grazie agli scavi compiuti dagli archeologi italiani. Intervista a Pierfrancesco Callieri, direttore della missione.
 
Persepoli, capitale, con Babilonia, Ecbatana, Pasargadae e Susa, dell'impero Achemenide risalente al IV secolo a.C., è uno dei centri archeologici più importanti di tutto l'Iran . Oggi, grazie alla collaborazione tra l'Università di Bologna e le istituzioni iraniane è stato possibile scoprire una nuova parte della città che ancora rimaneva in gran parte sepolta dalla terra. Sono quelli che oggi chiameremmo 'quartieri popolari', la parte viva della capitale dove risiedeva la gente normale.
Ci racconta la storia di Persepoli e di come si è arrivati alle nuove scoperte il direttore della missione archeologica, Pierfrancesco Callieri docente di archeologia e storia dell'arte iranica all'Università di Bologna, distaccamento di Ravenna.
“La missione archeologica è nata quando alcuni anni fa le istituzioni iraniane chiesero aiuto per effettuare scavi di salvataggio in una zona tra Persepoli e Pasargadae, era prevista la costruzione di una diga e molti scavi sarebbero stati sommersi. Lì lavorai con sette diversi gruppi di archeologi provenienti da tutto il mondo, lavorando con tutte quelle persone e con l'appoggio delle istituzioni iraniane, nacque l'idea di allargare i lavori di scavo anche presso la città di Persepoli.”
Oggi è possibile visitare solo una parte di Persepoli, quella che corrisponde a grandi linee alla città di rappresentanza, ma nelle fonti si parlava anche d'altro. “Sapevo che era molto importante scoprire la città di tutti i giorni, nelle fonti c'erano tracce di questo, ma mai nessuno aveva effettuato una ricerca approfondita. La campagna di scavo, chiamata 'Persepoli, dal palazzo alla città' è partita lo scorso anno e finirà nel 2012, in questo progetto in cui collaboriamo fianco a fianco con archeologi iraniani avremo la possibilità di effettuare altre quattro campagne per approfondire le nostre ricerche”
Avviato il progetto non si è subito cominciato a scavare, ma a saggiare il terreno per cercare di capire cosa si nascondeva sottoterra. “Partita la missione abbiamo cominciato ad effettuare piccoli saggi nel terreno, ma essendo l'area di ricerca di 60 ettari, eravamo guidati dalle prospezioni geofisiche. Si tratta di un sistema per leggere cosa si nasconde sottoterra, cerchiamo di capire prima di scavare cosa si cela nel sottosuolo. Dopo questo primo studio abbiamo cominciato ad effettuare dei piccoli scavi in due zone diverse, una a circa circa 500 metri ed una ad un chilometro dalla terrazza achemenide”
E' allora che sono arrivate le conferme di ciò che il professor Pierfrancesco Callieri e la sua equipe hanno avuto le prime conferme di ciò che le fonti scrivevano. “Nella prima zona abbiamo trovato un muro di due metri in mattoni crudi con fondazioni in pietra, non sappiamo ancora esattamente la sua datazione, stiamo ancora aspettando la prova del carbonio 14. In Iran non è come altrove, dove si utilizza la ceramica per datare le cose con buona precisione, non esiste nessuno studio, ma siamo abbastanza sicuri che almeno le fondamenta della struttura che era probabilmente un complesso architettonico siano di epoca achemenide”
Ma la vera scoperta è arrivata dal secondo scavo. “Nella seconda zona in cui abbiamo concentrato le ricerche abbiamo trovato una fornace ed un immondezzaio pieno di ogni tipo di rifiuto, ceramiche ed ossa comprese. Anche qui stiamo aspettando la datazione precisa, ma ci sono nuovamente molte probabilità che siano strutture risalenti al periodo achemenide. Una delle scoperte più interessanti è che la fornace è orizzontale e non verticale, non se ne aveva notizia prima di ora.”
Ora però il vero problema per il professor Callieri è un altro. “Questa è una missione congiunta con gli iraniani, sono il co-direttore della missione e affianco il direttore iraniano. Abbiamo davanti altre quattro campagne di scavo che dovrebbero terminare nel 2012, ma la situazione politica dell'Iran non promette nulla di buono. L'Iran è uno dei pochi stati che non obbliga chi viene dall'estero per effettuare scavi archeologici a sobbarcarsi tutte le spese, gli scavi e le scoperte sono sempre stati condivisi, fin dagli anni '70 con le prime missioni a Persepoli. Speriamo di poter continuare il nostro lavoro”

Tiziano Mainieri
 
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