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Onora il padre e la madre
 
26 marzo 2008 | 09:23

Onora il padre e la madre

di Sidney Lumet (Usa, 2007)
 

I fratelli Hanson hanno diverse cose in comune. Due genitori, problemi di denaro, guai in famiglia e la moglie di uno che se la spassa con l’altro. Il maggiore dei due, per tagliare qualche ramo secco, organizza una rapina sicura al 100% e la propone al fratello il quale, pur con qualche riluttanza, accetta. Ma il diavolo, si sa, fa le pentole senza coperchi…

Sidney Lumet, alla tenera età di ottantatré anni suonati (è del giugno del 1924), gira il suo sessantottesimo film. Onora il padre e la madre (parleremo in fondo dell’originale Before the devil knows you’re dead) risuona nella testa dello spettatore per giorni come una mazzata sui denti. Nel film, scritto dall’ex frate francescano Kelly Masterson qui al suo debutto come sceneggiatore, si menano fendenti alla middle-class americana, alla famiglia, alle ex-mogli, a quelle attuali, ai figli e alle figlie, ai bassifondi, ai drogati e ai droghieri (intesi come spacciatori, ovviamente). Non si salva, letteralmente, nessuno. Chi perché viene passato per le armi (e un paio di sequenze, fra cui l’ultima in casa dell’efebico spacciatore per ricchi, andrebbero mostrate ai soloncini degli action-movie attuali) chi perché alla fine dei conti trova la sua collocazione come frammento di un puzzle solo nero. L’anima dei personaggi è nera. Nera come la morte o come l’abisso in cui sprofondano man mano che il racconto procede. Andy e Hank Hanson, i due fratelli, che si scambiano reciproci “favori” in un turbine di accuse, tradimenti e falsità assortite (Andy spinge Hank alla rapina, Hank si ripassa la moglie di Andy, entrambi dimostrano un’incapacità edenica alla fratellanza e al perdono). I genitori dei due, apparenti vittime di un meccanismo complesso e affastellato di situazioni che si ingorgano in quel maledetto mattino della rapina, diventano col tempo ingranaggi pericolosi di questo gioco al massacro. Senza però che questa loro trasformazioni giustifichi in qualche modo la scelta dei due figli. Che hanno pure una sorella la cui apparizione è tanto fugace quanto pregna di non detti e inquietanti presagi. E i personaggi di contorno non sono da meno: la moglie del rapinatore, il fratello di lei, lo spacciatore in vestaglia e la figlia di Hank fanno tutti parte di un ambiente da film noir anteguerra. Ogni luogo visitato è latore di pericolo, ogni persona ha in sé, in potenza, un significato di morte, di fine delle relazioni, di assenza incolmabile di sentimenti. E le situazioni si accavallano fra casualità, distrazioni e incapacità di reggere il gioco. E così pure si affastellano le emozioni dei personaggi, a tratti incapaci di provare alcunchè e a tratti presi come dal fuoco sacro dell’agire. Gina Hanson, una stupenda Mira Sorvino, è l’unica che, sul finale, sembra avere un moto d’anima, una rivoluzione di cuore…ma subito, ironicamente, la medaglia mostra il suo lato più vero e cadono “Sansone con tutti i filistei”. E Lumet, da vecchia volpe qual è, mescola le carte, ribalta le aspettative di un thriller classico e gioca con la struttura del racconto, la decostruisce, la smonta e rimonta a piacere, facendo andare avanti e indietro il tempo e collocando il proprio sguardo su questo o quel personaggio, a seconda che gli serva o meno per mostrare qualcosa in più del quadro generale. Un quadro, si diceva, mostruoso abitato da esseri perduti. Un grande film, una grande esperienza di cinema.

Sala parecchio piena e molto attenta, anche se non è possibile andare al cinema per il film delle 22.40 e vedere i titoli di testa solo alle 23.10. La gente, comunque, ha retto discretamente la mezz’oretta trascorsa fra profumi e balocchi in attesa del film e nessuno si è alzato prima della fine.
Il titolo originale, Before the devil knows you’re dead, è la parte finale di un augurio irlandese che suona, più o meno, così: Possa tu avere cibo e vestiti, un cuscino soffice per la testa; possa tu vivere quarant’anni in Paradiso, prima che il diavolo scopra che sei morto.

Alessandro Boriani
 
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