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In un piccolo paese vicino ad Udine la giovane Anna viene trovata sulle rive di un lago, morta in seguito all’annegamento. A seguire le indagini sarà il commissario Sanzio. I piccoli indizi che incontra sul suo cammino disegnano un quadro inquietante.
La ragazza del lago è un film straordinario, per scrittura, inquadrature, sicurezza nella regia degli attori, fotografia e montaggio. La sceneggiatura, tratta da un romanzo di Karin Fossum (scrittrice conosciuta come la “regina norvegese del giallo”), complica lo svolgersi degli eventi con notizie improvvise, personaggi disegnati con una battuta spesso fulminante (resa, sempre, con grande savoir faire dagli attori, tutti bravissimi, in gran spolvero e in stato di grazia) e con sviluppi inattesi e misteriosi.
E il mistero è dato dalla capacità di creare una sorta di universo parallelo, quasi una Twin Peaks friulana, dove le montagne che circondano il paese e il lago più che far da cornice fanno da muro impenetrabile, da silenzioso ultimo personaggio del racconto. Un personaggio che si trasforma e che muta le proprie curve, i propri boschi, le stradine, i sentieri e che vive delle emozioni e dei movimenti dei suoi abitanti. Abitanti che si percepiscono come vivi, possibili e reali proprio perché mettono in scena una mostruosità che appartiene al mondo dello spettatore. Il matto gentile, la figlia intristita, il commissario che vive immerso nei dubbi e nella disperazione di una moglie malata, personaggi che si sviluppano pian piano in modo dolce e con un equilibrio da far invidia (in questo senso è stupenda la dottoressa Giani di Sara D’Amato, che non riesce mai ad essere pienamente statale perché sta per diventare madre, se ne percepisce un vissuto alle spalle, ha una crescita personale all’interno del racconto che la fa diventare alleata del commissario). Ma Molaioli ci mette del suo: le inquadrature vanno a cercare gli occhi, si allargano ad esplorare un panorama in continua mutazione, le sequenze si susseguono in modo ordinato, preciso, perfetto. Ed è proprio questa precisione a mostrare il lato oscuro del paese: il modo in cui si arriva alla scoperta del cadavere è stupefacente, mille emozioni si accavallano sullo schermo in modo plausibile, si inserisce il racconto in una dimensione folklorica (il serpente del lago) e lo si lascia fluire come fluisce la vita.
Applausi.
Il film continua a mietere successi. Il pubblico in sala, però, ha un’età media abbastanza alta. Nell’attesa del film tre signore hanno raccontato i fatti loro a metà cinema. Interessante.
