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La Green economy
 
16 luglio 2009 | 09:19

Un futuro sostenibile, ecco come si muove la frontiera della tecnologia

Da declinazione di nicchia a modello che produce lavoro e crescita economica, lo sviluppo sostenibile rappresenta oggi l'obiettivo globale della Green economy.
 
Bologna. Inizialmente era un affare per pochi, un tentativo di coniugare crescita economica e salvaguardia delle risorse e delle possibilità per le generazioni future. Quasi un esercizio intellettuale per alcuni illuminati scarsamente ascoltati.
Oggi le Cassandre non sono più tali, anzi risultano innumerevoli le voci che invocano un diverso approccio alla produzione e al consumo. Tanto che lo sviluppo sostenibile non è più soltanto un imperativo morale, ma un modello capace di produrre un business enorme, uno strumento che offre interessanti prospettive sul piano economico, intellettuale ed emozionale, con un ruolo sempre più centrale della tecnologia. Specialmente nell’attuale fase di crisi, in cui diversi Paesi offrono strumenti ed incentivi per promuovere la cosiddetta “Green economy”.

La "Green economy" di Obama
La Camera del congresso degli Stati Uniti ha approvato l’American Clean Energy and security act, la proposta di legge che impone una riduzione delle emissioni di Co2 del 17 per cento entro il 2020 e di quasi l’80 per cento entro il 2050. Un cambio di marcia deciso rispetto al passato, considerando che le emissioni di anidride carbonica statunitensi tra il 1990 ed il 2008 erano aumentate del 16 per cento (comunque inferiore rispetto all’impegno europeo di riduzione del 20% rispetto ai dati del 1990). I fornitori di energia dovranno garantire che entro il 2020 il 15 % dell’energia fornita derivi da fonti rinnovabili con una riduzione dei consumi elettrici del 5%, anche grazie a interventi per aumentare l’efficienza energetica delle abitazioni. Il testo integrale verrà comunque discusso dal Senato nei prossimi mesi, prima dell’approvazione definitiva.
“Bisogna guardare non solo alle emissioni industriali - ha detto il presidente degli States Barack Obama- ma anche ai significativi passi verso l’efficienza energetica, alla ricerca e sviluppo di nuove tecnologie”. E sottoscrive lo slogan che recita: “il Paese che guiderà il mondo nel creare nuove fonti di energia pulita, sarà la nazione che guiderà l’economia globale nel ventunesimo secolo”.
L’America potrebbe generare entro il 2030 il venti per cento della sua energia attuale attraverso la sola energia eolica, creando 250mila nuovi posti di lavoro.
Un mondo migliore, dunque; milioni di posti di lavoro, il giusto compromesso tra benessere quotidiano e futuro delle nuove generazioni e dei paesi del Sud della terra. Ecco perché lo sviluppo sostenibile è una scommessa interessante e redditizia, ecco perché è così mobile e fertile la frontiera scientifica delle tecnologie “verdi”.

Recupero e risparmio
Sono molteplici i settori in cui spazia la ricerca: dai sistemi per recuperare energia a quelli per limitarne lo spreco, dalle soluzioni per ridurre i rifiuti a quelle per inquinare meno. E così forte e chiaro sta diventando l’allarme sulla scarsità delle risorse e l’appello globale a ridurre l’impatto ambientale delle azioni umane, che s’impara davvero a “non buttare via niente”, fino al punto di raccogliere l’energia con modalità “parassitarie” (l’energia cinetica dei movimenti umani e non, che verrebbe altrimenti dispersa). Quelli per sfruttare l’esercizio fisico in palestra, i passi dei pendolari nelle stazioni di Londra o sui marciapiedi di Tokio, il ballo sfrenato nelle discoteche di Rotterdam o il movimento delle auto su strade e dossi, sono solo alcuni esempi.
Si passa così dalla “Sustainable Dance Floor” della discoteca Watt di Rotterdam in grado di produrre energia elettrica attraverso un micro-generatore che sfrutta le vibrazioni dell’ambiente circostante (energia del ballo), ai sistemi utilizzati dalla catena di palestre California Fitness di Hong Kong per riutilizzare l’energia dispersa dai clienti su cyclette e tapis roulant, dalla realizzazione di dossi artificiali che oltre a rallentare le vetture ne sfruttano l’energia cinetica per alimentare semafori e segnaletica, alla tecnologia “piezoelettrica” di Innowattech, che sfrutta invece la pressione sulle strade per creare elettricità.
Un’altra forma di “recupero” sulla quale stanno focalizzando l’attenzione molti colossi dell’energia viene direttamente dalla natura. Si tratta della possibilità di ricavare energia dai movimenti del mare, in particolare onde e maree. Questa tecnologia trova applicazione per ora solo in piccoli impianti in Portogallo e Scozia. I movimenti oscillatori vanno ad attivare delle turbine che a loro volta alimentano dei generatori. Un'innovazione tutta italiana è però quella della società Ponte di Archimede: le turbine Kobold sono boe del diametro di dieci metri ancorate al fondo, sotto alle quali si trova un rotore che affonda per cinque metri nel mare. Grazie al dispositivo sperimentato e messo a punto in Sicilia, un villaggio indonesiano avrà l'energia elettrica.
Lo stesso concetto che svela il meccanismo dell'energia dalle maree vale per l’energia dei fiumi. Qui si tratta però di sfruttare la differenza di salinità presente alla foce, dove l’acqua dolce incontra quella marina. Questo tipo di energia è detta energia a gradiente salino (o energia osmotica) e sfrutta il flusso spontaneo dell’acqua da una soluzione a concentrazione minore (acqua dolce) verso una più concentrata (acqua salata). Per dare un’idea delle potenzialità di questa risorsa, nel caso specifico del Reno, che sfocia poco a sud di Rotterdam nel Mare del Nord, il processo chiamato «Blue Energy» sarebbe in grado di produrre 1 gigawatt di elettricità, sufficiente per alimentare 650 mila abitazioni.

Il progetto "cattura acqua"
Di grande interesse anche il progetto “cattura acqua” dell’Istituto Fraunhofer, per trasformare l’aria in acqua. Il dispositivo realizzato è la somma di due componenti principali che interagiscono tra loro, uno per assorbire l'umidità che c'è nell'aria e uno di “evaporazione sottovuoto”. Tra le due parti c'è un processo di depurazione, che rende l'acqua potabile e ricava energia da collettori solari termici e celle fotovoltaiche.
Considerando, che il 30% delle emissioni globali sono causate dai trasporti - la metà dalle automobili - è motivato il forte orientamento della ricerca verso una mobilità sostenibile. Dalle auto elettriche a quelle ad idrogeno, dai mezzi pubblici ad idrogeno agli aerei ad energia solare. In Italia Enel ha presentato un progetto di mobilità elettrica che porterebbe a ridurre del 46% le emissioni di CO2 (corresponsabili dell’effetto serra). Pisa, Roma e Milano sono le città campione per l’installazione di 400 colonnine di ricarica in grado di rifornire 100 auto elettriche affidate a clienti selezionati.

La vettura low cost ad idrogeno
Presentata a Londra invece la “Riversimple Urban Car”, la prima vettura low-cost alimentata completamente a idrogeno, che raggiunge gli 80 km/h ed è capace di percorrere 400 km con un pieno. Il prototipo dei veicoli del futuro è costruito con materiale al 100% riciclabile, con un tasso d'inquinamento innocuo. Per ogni km percorso la "Riversimple Urban Car" immette nella atmosfera solo 30 grammi di anidride carbonica a fronte dei 150 immessi dalle auto più ecologiche in circolazione oggi nelle nostre città.

il progetto MHyBus dell'Emilia Romagna
Nella stessa direzione va il progetto MHyBus, promosso da Regione Emilia-Romagna, Aster, Enea ed Atm di Ravenna, finalizzato allo sviluppo ed omologazione di un prototipo di autobus alimentato con miscela idrogeno-metano.
La sperimentazione è stata condotta su due autobus con strumentazioni e sensori per monitorare le emissioni di anidride carbonica, ossidi di azoto, idrocarburi e ossidi di carbonio ed i consumi di combustibile. Sui mezzi sono state testate diverse formulazioni di miscela idrogeno-metano (5%, 10%, 15% e 20%), in modo da definire uno spettro completo dei vantaggi ricavabili dall'adozione di miscele idrogenate per la trazione stradale. I risultati mostrano una riduzione delle emissioni significativamente superiore rispetto ai valori teorici, che varia dal 6,15% al 19,48% nelle diverse formulazioni della miscela.
Il progetto MHyBus è stato ammesso ai contributi del Programma LIFE+, lo strumento per il finanziamento di progetti tecnologici coerenti con le politiche comunitarie di sviluppo ambientale. Una volta ottenuta l’omologazione, l’obiettivo finale è quello di convertire parte della flotta di trasporto pubblico funzionante a metano in mezzi a miscela di idrometano.

Il progetto Polago di Milano
Persino i pneumatici - tra i materiali più difficilmente smaltibili - possono trovare un impiego “intelligente”. Con il progetto Polago del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Milano Bicocca, si è sviluppato un granulato di gomma, ottenuto dal recupero dei pneumatici, da inserire nei manti stradali. I vantaggi sono molteplici: dalla maggiore resistenza, alla diminuzione di vibrazioni e manutenzione, dal rumore ridotto del traffico ad una bassa impronta ecologica data dallo sfruttamento di una risorsa disponibile prima ancora di diventare rifiuto. Passando al trasporto via aria, è stato presentato in Svizzera il primo aereo alimentato a energia solare, un prototipo di 61 metri per il quale il primo test e la prima notte di volo sono previsti nel 2010.

Di progetto in progetto verso l'ecosostenibilità
Ma se il recupero energetico e la riduzione dell’inquinamento sono due sentieri strategici per l’innovazione, lo è altrettanto l’efficienza energetica degli edifici in cui viviamo e lavoriamo.
Così dal progetto “Fotovoltaico facile a Provaglio d’Iseo”, la prima iniziativa in Italia che prevede l’installazione di pannelli fotovoltaici a costo zero nelle abitazioni private dei cittadini, si passa alla “rivoluzione sostenibile” del Comune di Parma, che prevede un investimento di cinque milioni di euro su scuole, palestre e strutture varie, entro febbraio 2010, per abbattere le emissioni di Co2 e risparmiare sui costi dell’energia. Saranno 29 gli edifici comunali interessati dal piano di “conversione” energetica, con l’installazione di 103 nuovi sistemi di controllo delle centrali termiche, 17 impianti fotovoltaici, 6 impianti solari termici e 14 caldaie a condensazione.
L'eco albergo. Dallo stesso concetto di efficienza energetica nasce l’idea dell’eco-albergo a cui si sta lavorando sulle sponde del fiume Kowie in Sud africa. Concepito come Co2-free, combina la strategia geotermale con altre di risparmio idrico e non: l'acqua piovana verrà riciclata, raccolta e filtrata sul luogo e imbottigliata, le bottiglie verranno recuperate insieme al 50% dei rifiuti dell'albergo, in una catena di riciclaggio totale, la maggior parte delle luci saranno a basso consumo energetico grazie ai LED e il design dell'albergo stesso è stato studiato per massimizzare l'uso di luce e ventilazione naturale.
Eco design. Una delle realtà italiane maggiormente attive nel settore dell’eco-design è la “Neri spa”, che progetta e realizza corpi illuminanti, integrando ricerca estetica compatibile con l’ambiente e il massimo contenuto tecnologico. I sistemi ottici performanti progettati riducono la potenza elettrica necessaria ad ottenere lo stesso livello di illuminazione di apparecchi di vecchia concezione. Caratteristica che porta ad un notevole risparmio economico e ad una forte riduzione dei gas serra dovuti alle centrali che producono energia elettrica.
Le cucine solari. Sempre in ambito di “gestione domestica sostenibile”, sono eco-friendly le cucine solari prodotte dalla Solar Cookers, organizzazione non-profit californiana che promuove la cottura del cibo a costo zero e a zero impatto ambientale. Il surplus di energia generata dalle cucine va ad alimentare lampadine e fonti luminose. La missione dell’organizzazione è diffondere nel mondo l’uso delle cucine solari come strumento di aiuto umanitario e insieme ecologico. Fra i progetti di punta, oltre a quello dei campi del sud del Nepal, la fornitura di eco-cucine in Ciad, nei campi dei profughi in fuga dal conflitto Sudan-Oarfur.

Sviluppo sostenibile come opportunità
Lo sviluppo sostenibile non è quindi solamente una nuova interpretazione dello stile di vita occidentale, ma rappresenta anche un’opportunità per i paesi in via di sviluppo. Facendo attenzione, come ha sottolineato Ashok Khosla, premio Nobel per l’ambiente al fatto che “…per essere sostenibile una tecnologia non deve avere impatti negativi su ambiente e risorse, ma deve anche essere compatibile con la cultura della società in cui è calata. Perché è chiaro, non ogni tecnologia è giusta per ogni società”.
Proprio in tema di tecnologie pulite, Greenpeace ha premiato Nokia nell’undicesima edizione della sua “Eco-guida ai prodotti elettronici”. Il merito sta nell’aumento dell’utilizzo di energia rinnovabile - un quarto dell’energia utilizzata deriva da fonti alternative - e nell’impegno a ridurre le emissioni che alterano il clima.
Altro riconoscimento nel campo della ecosostenibilità è andato a Geovest srl - società che eroga servizi ambientali per 11 comuni dell’Emilia Romagna - con il Premio all’Innovazione amica dell’ambiente 2008, promosso da Legambiente e Regione Lombardia. Per lo stesso premio è stato segnalato anche il progetto “Deltabiosnow” di Cesare Accinelli del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali. L’innovazione consiste in questo caso nell’impiego di granuli di bioplastica che una volta applicati in campo si degradano e rilasciano nel suolo funghi benefici.
Dalla tecnologia di tutti i giorni a quella dei satelliti spaziali, una frontiera che aiuta a rispettare il Protocollo di Kyoto, con “Gse Forest Monitoring”. Il progetto, rinominato Copernico, sviluppa servizi di monitorizzazione globale tramite satelliti capaci di fornire, dall’alto, informazioni precise relative al controllo delle foreste. Per raggiungere la riduzione delle emissioni di gas serra, il Protocollo di Kyoto consente di utilizzare foreste e terreni agricoli, tramite la gestione dell’uso del suolo e l’impiego delle biomasse per la produzione di energia. Osservare le foreste e ottenere dati precisi è fondamentale per raggiungere l’obiettivo. Grazie al sistema Gse Forest Monitoring si possono monitorare le zone verdi e stabilire quali necessitano di afforestazione o riforestazione.
Altra curiosità, la nascita del primo social network sostenibile "Made in Italy", con spunti dalle altre community sostenibili d'oltre oceano come WiserEarth e un occhio ai nuovi trend modello Facebook. Le più importanti eco-realtà della Penisola hanno già abbracciato il progetto e il tam tam della sostenibilità continua ad “arruolare” nuovi cittadini, che dallo scorso marzo sono già arrivati a tremila.
Ed infine il progetto “Vetrina della sostenibilità” della Regione Emilia-Romagna che raccoglie in un data base centinaia di buone pratiche di imprese e Pubbliche Amministrazioni per lo sviluppo della sostenibilità ambientale. Uno spazio per “esporre” tecniche, processi e servizi sostenibili locali, un osservatorio privilegiato per quelle imprese che hanno adottato innovazioni significative per la sostenibilità e per le istituzioni impegnate a promuoverla. Ma anche un luogo “virtuale” dove vengono presentati i settori economici che esprimono le performance migliori in termini di innovazione e di diffusione di buone prassi e i territori (province, comuni, comunità montane, ecc.) dove si concentrano le esperienze di sviluppo sostenibile.

Tratto da Ermes ambiente
 
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