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Caro dottor Antonucci, in giro ci sono sempre più paranoici, mitomani, xenofobi e portatori di altri tipi di problemi psicologici più o meno gravi. Colpa di chi, come lei, ha chiuso i manicomi?
Purtroppo il problema non è che malattia abbiano ma se siano o meno conformisti.
L’importante è che i comportamenti di ognuno di noi non vadano contro le convenzioni sociali. Ora (quasi) tutti considerano l’omosessualità solo una delle possibili vite sessuali, ma fino a poco tempo fa gli psichiatri la consideravano una malattia da curare. E’ stata tolta dal manuale diagnostico e statistico della malattia mentale solo perché si sono accorti di avere molti colleghi omosessuali. Si è messo ai voti, ad alzata di mano. Pensate se si decidesse ad un convegno medico di mettere ai voti se il diabete è da considerarsi una malattia. La malattia è un fatto oggettivo non si decide a maggioranza. Purtroppo, però, quando certi comportamenti divergono dalle convenzioni sociali, gli psichiatri li catalogano come malattia.
Quindi secondo lei non siamo tutti un po’ paranoici? Non le sembra che vediamo criminali dappertutto?
Non credo ci si possa meravigliare, i telegiornali sono diventati i gazzettini della polizia. Le uniche notizie sono quelle relativi ad aggressioni, furti, violenze e spaccio di droga. Si parla solo di cronaca nera e sport, che poi finisce anche quello per essere un problema di ordine pubblico. Anche sui temi ambientali si cerca di scatenare il panico con ipotesi apocalittiche. Così, ora pare facciano paura anche i lavavetri e si chiede che vengano arrestati, di questi tempi si fa presto ad essere giudicati pericolosi. Per gli psichiatri è una manna e i Trattamenti Sanitari Obbligatori aumentano.
Non le piace la legge sul Tso o non le piace il suo utilizzo?
Non mi mi piacciono entrambi. Per il nuovo ordinamento il Tso non deve essere più utilizzato nei casi di “pericolo per sé o per gli altri”, ma si dice che lo si fa nell’interesse del malato. E’ un’ipocrisia, se sono malato di tumore e decido di non operarmi, nessuno mi obbligherà ad andare in ospedale. Se un diabetico continua a mangiare dolci non viene sottoposto a Tso. E’ evidente, quindi, che non ci si cura del pericolo che corre la persona, ma di quello che corre l’ordine pubblico. E’ un problema di rapporti di potere, il ricovero viene richiesto da chi ha più potere del paziente, nessuno può mettere in clinica qualcun altro senza quel potere.
Oliver Sacks ripete spesso che bisogna cercare "la persona nella malattia, e non la malattia nella persona". Lei cosa ne pensa?
E’ una vecchia storia. Il medico generico oggi troppo spesso si limita a distribuire il traffico di pazienti verso gli specialisti. Così nessuno valuta più l’organismo nel suo complesso. Tutti ad analizzare dei pezzettini ma nessuno che controlli come lavorano tra di loro. Chi ha un infarto viene sottoposto alle cure del cuore, senza tener conto del contesto. Gli ospedali come sono oggi non credo corrispondano all’interesse della salute dei cittadini. Non mi sembrano posti ideali per curare le persone.
Nel suo libro lei descrive l’uomo “come un essere vivente dotato di libertà”. Ma che utilizzo viene fatto di questa dote?
E’ terribile, ma la maggior parte delle persone si preoccupa di essere sicura, non libera. Credo sia utile tornare a leggere il capitolo “Il Grande Inquisitore” dei fratelli Karamazov di Dostoevskij. La libertà pare non interessi a nessuno né a destra né a sinistra. Se ne parla spesso ma in maniera retorica. La legislazione attuale tende ad aumentare i controlli sui cittadini, non a garantire maggiore libertà. Chi ha il potere preferisce i conformisti e chi non ha potere accetta volentieri di essere meno libero per sentirsi protetto. Vorrei ricordare che le SS erano Schutzstaffel “reparti di protezione”. I nazisti hanno sfruttato proprio la vogllia di sicurezza dei cittadini tedeschi. Già siamo arrivati al punto di voler far pagare a tutti i rumeni le colpe di un atto individuale….
Intanto non va dimenticato che le prostitute delle case chiuse erano cittadine di serie B, avevano carta d’identità diverse dagli altri cittadini, erano costrette a visite sanitarie obbligatorie. Ovviamente per il bene del cliente, non per il loro. Anche i degenti dei manicomi erano ridotti in schiavitù, legati al letto o con le camicie di forza, senza nessun diritto individuale. Furono i cambiamenti culturali a permettere la promulgazione di queste leggi. La cultura era attenta alla libertà e ai diritti individuali, ora non più. Nelle università si insegna la psichiatria come se Basaglia non fosse mai esistito. E così i manicomi esistono ancora, anche se magari li chiamano con un altro nome.
Il suo libro finisce con queste parole “ciò che più temevo mi accade”. E’ davvero così pessimista?
Chi auspicava una società senza manicomi e campi di concentramento non può essere ottimista. Ora conviviamo con Guantanamo e i Cpt. E’ il vento culturale di oggi che genera fascismo e campi di concentramento. Questo non significa che io rinunci alla mia battaglia culturale. E’ la stessa che combattevo quando entravo nelle stanze dei manicomi e chiedevo di togliere le camicie di forza ai pazienti. Solo così potevo pensare di liberare le persone, dormendo nei loro reparti e parlando con loro. Mostrando un altro tipo di relazione, non coercitiva, non conflittuale e violenta nei loro confronti.
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"Ritorno all'Osservanza" (video intervista a Giorgio Antonucci) >>>