02 luglio 2009 | 20:10
“Atleti del cuore”
Note sull’acqua (di terra)/7.
Casalfiumaese, giovedì 25 giugno 2009
Sono andata con la macchina fotografica. E lo sapevo che ne sarei tornata con un’immagine scialba. Così se guardo la foto che invio assieme a queste note, la trovo incapace di raccontare alcunché del laboratorio teatrale.
Giovedì 25 giugno, ore 20.55. La porta della sala è ancora aperta sul giardino di Casalfiumanese alta. Attende l’ultimo ritardatario. Piero però è già arrivato. Chi manca ancora?
Enzo siede al tavolinetto della direzione (grande cattedra!), sta guardando il CD delle musiche e Stefano gli parla. I presenti sono quasi pronti con i prescritti fazzoletti bianchi in mano. Gli esperimenti teatrali stanno per iniziare. I maestri hanno già chiaro il programma dell’incontro, ma non l’esito. Il “cuore” ce lo dobbiamo mettere noi.
Rinuncio a inseguire lo snodarsi della serata da dietro l’obiettivo. Potrei mettermi da una parte col mio apparecchietto digitale, scattare scattare scattare nel tentativo di catturare quell’eternità d’istante di cui ho già detto qualche nota fa, e sperare col favore del Caso di inchiodarla come una farfalla multicolore. No, non stasera: preferisco “giocare” con gli altri a inseguirla.
Allora ho preso anch’io il fazzoletto bianco, e mi sono messa nel gruppo.
Mi dico: nulla uccide il “vero” più della sua registrazione “fedele”, che è come dire “banale”. La verità, la densità della vita, delle emozioni che la attraversano, solo l’artificio può restituircele. Arti-ficio: cioè il “fare” dell’arte. È il paradosso di cui si nutre anche il teatro. E noi ci incamminiamo incerti su quel sentiero.
Dunque il fazzoletto in mano, un fazzoletto del colore dell’innocenza: un nulla che è una condanna a morte. La gelosia, il sospetto, l’amore congiurano alle spalle degli uomini e ne fanno burattini in balia delle loro passioni. Otello ne è accecato. La perfidia invece opera attivamente, serve l’odio con lucidità e astuzia, trasforma un fazzoletto in una prova inoppugnabile. Povera Desdemona, creatura smarrita dal suo stesso amore! Con esito discontinuo ci avviciniamo alle parole di queste passioni.
Enzo e Stefano si guardano bene dal “teorizzare” troppo su quello che stanno facendo con noi. I principi che lo attraversano affiorano egualmente. Il lavoro che fanno, e le poche osservazioni che lo accompagnano, mi richiamano alla mente Artaud: «Bisogna ammettere nell’attore l’esistenza di una sorta di muscolatura affettiva corrispondente alla localizzazione fisica dei sentimenti. L’attore è simile a un vero e proprio atleta fisico, ma con questo sorprendente correttivo: all’organismo atletico corrisponde in lui un organismo affettivo, parallelo all’altro, quasi il suo doppio... L’attore è un atleta del cuore ...».
Il laboratorio è perciò il luogo dove ci si allena. Dove impariamo a portare negli atteggiamenti del corpo, nelle pieghe del volto un particolare sentire, a farlo salire dall’anima come un preciso stato di coscienza. Alla fine della serata ci proviamo con una miscela di odio e di perfidia, di cattiveria e gioia per la vendetta. Cerco il “ponte” per trasferire in un suono, in un riso, in una magra parola qualcosa di tutto ciò.
«Il fazzoletto! ... l'ho trovato... è troppo tardi". Questa smozzicatura di discorso mi esce dalle labbra viva, finalmente. Ma Desdemona, proprio non ho saputo trovarla.
Giuliana Zanelli
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