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Enzo Vetrano e Stefano Randisi
 
19 giugno 2009 | 09:45

L’antica ferita

Note sull’acqua (di terra)/5
 
Casalfiumanese, 15 giugno 2009

Rancore, disprezzo, orgoglio: condizioni dell’anima di Shylock. Una apparentemente mite protesta gli sale alle labbra, sale alle nostre labbra. L’antica ferita si riapre e sanguina. «Mi ha maltrattato, ha riso alle mie perdite, schernito i miei guadagni, disprezzato il mio popolo. E perché? perché sono un ebreo». È il “gioco” di questa sera. Una scaglia dolorosa e aguzza prelevata da “Il mercante di Venezia”.
Disseminati nello spazio del piccolo teatro di Casale, nel corso del consueto esercizio collettivo non possiamo vederci. Ma avvertiamo, credo, la tensione che si crea. Seguendo le indicazioni di chi ci guida, ci impegniamo nella concentrazione/rilassamento, ci facciamo investire da un particolare stato d’animo e lasciamo che tutto di noi se ne imbeva: il volto e il portamento. È un’onda che sale da dentro. Non imitiamo nessuno. Shylock si moltiplica e si differenzia con noi, perché ciascuno porta in sé il segno di un’umiliazione, di un torto subito. Siamo cresciuti in compagnia di quello, e se avevamo dimenticato, stasera ricordiamo tutto. Tutto infatti ritorna, nulla passa.
Questo modo di andare verso il “fare teatro” è tremendamente serio e coinvolgente. Anche liberatorio. Dalle ferite riaperte colano via gli umori accumulati, siero e sangue che non sapevamo stagnassero ancora lì. Dopo, per un po’, ci sentiamo come guariti.
Questa sera lavoriamo ancora con il solo Randisi. Che non è la fotocopia di Vetrano. Quando Stefano ed Enzo lavorano insieme ci appaiono complementari, e non li immaginiamo a condurre singolarmente il lavoro del gruppo. E invece...
Negli anni Stefano da solo ha creato, con gruppetti di “apprendisti” come noi, degli spettacoli il cui ricordo mi dà ancora calore. Attore-regista come Enzo, è esigente e dolce. Sensibile alle sfumature della parola, alle intonazioni, è capace di chiederti di ripetere, ripetere una frase, una battuta, per farti conquistare ogni volta qualcosa, un frammento di verità: di verità tua portata a chi ti ascolta. E dalle situazioni che suscita nel laboratorio, compone con sapienza delle drammaturgie.
Ho creduto di capire che il modo di lavorare dei due attori dell’Associazione Diablogues assomiglia a quello degli artisti che realizzano capolavori con materiali poveri: carta straccia, tele, pezzi di legno, macchie di colore. Solo che per i nostri maestri la “materia” siamo noi, una materia che sanno viva, che trattano con attenzione e affetto, e che aiutano a generare in sé. L’arte del maestro è la maieutica.
Lavoriamo dunque assieme a Stefano Randisi con grande fiducia e speranza, e dopo la concentrazione, seduti in circolo, questa sera mastichiamo e rimastichiamo le parole di Shylock. Poi nello spazio, muovendoci come molecole di un medesimo corpo, ciascuno di noi ripete un frammento di quelle parole, che subito diviene un grumo di storia personale: «Se ci trafiggete, non sanguiniamo? La vendetta! Vendetta... Se quello non paga alla scadenza gli mangerò il cuore». Potenza della parola! Perché nella quotidianità chiacchieriamo tanto, se basta così poco?
Lentamente, una dopo l’altra, le molecole si quietano. L’elettricità che le aveva eccitate si disperde.
Siamo di nuovo tutti seduti. La serata è finita.
A chiusura del laboratorio, una notizia da Roma, da Enzo che è laggiù. Ancora un volta uno spettacolo di Vetrano e Randisi, “Pensaci, Giacomino!” entra nella terna dei finalisti per il premio ETI “Gli Olimpici del Teatro”. Con “Le smanie per la villeggiatura” (regia di Vetrano-Randisi-Bucci-Sgrosso) vinsero il primo premio nel 2007.
Venerdì 19, alla rocca sforzesca di Imola, avremo da festeggiare. E, naturalmente, da applaudire quindici attori che “Nel segno dei cento attori” ci porteranno una parte dell’eredità artistica di Leo de Berardinis. Ore 21.30.

Giuliana Zanelli
 
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