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Lavori di Geo-Net in via Montanara a Imola (2007)
 
18 febbraio 2010 | 10:50

L'arrivo del geotermico a Imola

Intervista a Gabriele Cesari di Geo-Net.
 
Imola. Energia elettrica e acqua calda con i pannelli solari o fotovoltaici e gas prodotto da centrali a biogas. Sono due tra i metodi più conosciuti con cui si possono sfruttare le energie rinnovabili fornite dalla Terra gratuitamente. A Imola c'è un'azienda che costruisce impianti per sfruttare una fonte di energia ancora poco conosciuta, quella geotermica a bassa entalpia. In pratica, Geo-Net (www.geo-net.it) sfrutta da diversi anni la naturale temperatura del sottosuolo per fornire alle abitazioni fresco d'estate e caldo d'inverno. E' la Climatizzazione geotermica.
Ad avere l'idea di portare questa realtà ad Imola è stato il geologo Gabriele Cesari, uno dei due fondatori di Geo-net, azienda inizialmente dedicata all'edilizia che si occupava di indagini ambientali per la caratterizzazione geologico-chimica dei siti potenzialmente contaminati e indagini geognostiche per l'analisi geologico - tecnica dei terreni.
E' stata la passione e la curiosità a portarlo ad avvicinarsi a questa tecnologia. “La mia vocazione mi attira verso nuove tecnologie legate alla mia professione – spiega Cesari - nel 2006 andai a Bolzano dove avevano appena costruito un impianto di climatizzazione geotermica, allora era una tecnologia già diffusa in Europa che stava cominciando a fare capolino in Italia, soprattutto nel nord. Lì ho scoperto questo sistema semplice per riscaldare e rinfrescare un'abitazione senza dover utilizzare gas che percorre migliaia di chilometri attraverso i gasdotti. Dopo quella visita mi interessai all'argomento ed in soli tre mesi abbiamo acquistato le macchine per installare questi impianti.”
Ma come funzionano? “Per sfruttare lo scambio termico naturale del terreno bisogna installare delle sonde geotermiche verticali nel sottosuolo a circa 55-200 metri di profondità, per fare questo bisogna inanzi tutto partire da un'analisi geologica dell'area dove andremo ad operare per comprendere le caratteristiche del terreno e per non turbare l'equilibrio naturale del sottosuolo ad esempio rischiando di perforare un falda. All'interno della perforazione di circa quindici centimetri di diametro vengono installate le sonde geotermiche che sono costituite da uno o due circuiti chiusi formati da tubi in polietilene.”
Il vero cuore di tutto l'impianto è un altro, è la pompa di calore. “La pompa di calore è il punto più importante di tutto l'impianto perché permette all'aria di circolare permettendo il trasferimento di calore da una sorgente fredda ad un ambiente più caldo, ovvero il contrario di ciò che accade naturalmente, in questo modo si può portare in casa aria calda d'inverno e fresca d'estate.”
Questi impianti che sono dedicati soprattutto a villette o piccoli condomini non sono sicuramente economici, costano tra 12 ed i 15 mila euro in più di un normale impianto a gas, ma i vantaggi sono molti. “L'investimento iniziale si ammortizza in un periodo che va mediamente dagli otto ai dieci anni a seconda dei casi. Grazie a un impianto di climatizzazione geotermica una famiglia che spende 3000 euro all'anno in riscaldamento può tranquillamente abbattere del 50% la bolletta. Non dimentichiamo poi che un impianto del genere non ha nessun bruciatore, per questo è molto più sicuro di qualunque altro impianto a gas.”
La novità non è stata compresa subito nell'imolese, tanto che i primi impianti la Geo-Net è dovuta andare ad installarli nel bergamasco. “Noi abbiamo cominciato ad installare impianti di climatizzazione geotermica quando in Italia se ne parlava seriamente solamente in Trentino. I primi anni non abbiamo ricevuto molta attenzione, quando parlavamo di questo a Imola non avevamo interlocutori che ci dessero credito, abbiamo potuto lavorare solamente nel nord Italia, soprattutto in Lombardia, in particolar modo nel bergamasco ed a Lecco. Ora però le cose sono cambiate, dei trenta impianti che abbiamo installato fino ad ora metà sono in Lombardia, ma gli altri sono in Emilia-Romagna, nel solo circondario sono cinque o sei.”
Abbiamo in fine chiesto a Gabriele Cesari se un'operazione che appare così invasiva rispetto alle altre fonti di energia rinnovabile come quella solare o quella eolica possa causare squilibri al Pianeta. “Se i lavori sono fatti bene non c'è nessun pericolo. Certo le possibilità di fare dei danni ci sono, soprattutto quando si fanno mega impianti e si fanno gli scavi con poca attenzione, per questo preferisco occuparmi di piccole realtà. Ad esempio negli scavi molto profondi si possono incontrare una o più falde, facendo pochi scavi e fatti bene è possibile procedere con criterio ed oculatezza per evitare ogni danno, cosa che non credo venga fatta per gli impianti enormi che richiedono anche 270 scavi profondi 240 metri. Questi ultimi si' che possono essere pericolosi. C'è anche da dire che uno scavo fatto male si traduce in un impianto che non funziona a dovere”.



Tiziano Mainieri
 
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