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Mario Tozzi
 
22 maggio 2009 | 11:12

I segreti del sottosuolo

A Lugo Mario Tozzi presenta il suo libro dove parla di un'antica strada... un pò nostra
 
«C'è un'Italia segreta sotto le nostre case e sotto le nostre strade, un luogo di misteri che è, nello stesso tempo, fondamento fisico delle nostre città e radice culturale della nostra storia. E' una stratificazione fittissima, creata dal lavoro geologico del pianeta Terra, dagli animali che qui hanno vissuto, e poi dai nostri antenati più prossimi». Inizia così «Italia segreta», il libro che Mario Tozzi ha scritto per raccontare quanto di inaspettato e sconosciuto ai più le città nascondano sotto di esse. Pubblicato da Rizzoli, è un viaggio nel sottosuolo da Torino a Palermo, passando attraverso Roma e Napoli (le più ricche di «segreti»), ma anche Bologna, L'Aquila, Orvieto, Matera, per citarne solo alcune.
Un viaggio iniziato per quale motivo?
«Perché, in quanto geologo, il sottosuolo fa parte del mio mestiere – risponde Tozzi -. e sottosuolo non è solo roccia, acqua e sale, ma è anche il prodotto del lavoro degli uomini. E questo vale sia per quello che vi lasciamo oggi – penso ai rifiuti – sia per quello che, soprattutto, vi abbiamo lasciato nel passato».
Lei afferma di essere stato stupito da quello che ha trovato. Per quale motivo?
«Credevo di conoscere bene quello che avrei trovato: ad esempio, la geologia di Roma mi era ben nota, ma, alla fine, ho capito che c'è ancora tantissimo da esplorare e da capire nel mondo sotto di noi».
Un mondo che, proprio come tutte le cose misteriose, ci attrae e e ci fa paura al contempo.
«E' inevitabile. Il mondo sottoterra, poi, è tutto fuorché edulcorato: la radice terragna è ovviamente fortissima, primaria, con tutto quel che comporta in termini di cose anche negative come, per fare un esempio banale e facilmente comprensibile, la puzza delle fogne».
Accanto a grandi città come Roma, Napoli e Milano, ci sono centri più piccoli come Matera o Siena. Come ha scelto le città di cui parlare?
«Sono tutte città che avevo visitato nel corso del mio lavoro, e che ho voluto rivedere proprio per mostrare cosa c'è di affascinante. Basta pensare al pozzo di san Patrizio di Orvieto, una spettacolare sintesi di architettura e ingegneria, a cui si arriva scendendo 248 gradini di una doppia scala a chiocciola: una costruzione pensata per far salire e scendere le bestie da soma con l'acqua senza che si incontrassero mai. Ma anche alle cisterne sotterranee di Fermo nelle Marche o le vie di fuga di Amelia, in Umbria. Per arrivare a Genova: anche se si conosce pochissimo del suo mondo sotterraneo, gli speleologi credono che sotto di essa vi siano circa 100 chilometri sotterranei».
Tra le vie sotterranee di cui parla, ce n'è anche una che interessa da vicino il nostro territorio, la cosiddetta «Via etrusca dei due mari», che collegava Pisa al Lido di Spina, nel ferrarese, passando attraverso l'Appennino, la città di Claterna e proseguendo nella Bassa.
«Si tratta di una vera e propria autostrada, costruita dagli etruschi. I primi ritrovamenti sono stati fatti nei pressi di Capannori, in provincia di Lucca, ad opera di un gruppo di archeologi guidati da Michelangelo Zecchini dell'Unesco. E' finita sepolta da secoli di incuria ed oggi è quasi completamente interrata: è stata riconosciuta da immagini aeree e da satellite. Era una strada che metteva in comunicazione centri etruschi molto importanti, probabilmente sottoterra ci sono ancora ponti e viadotti. Gli etruschi la usarono per un centinaio di anni poi subì l'alluvione del Serchio e venne abbandonata».
Dai libri alla televisione. Dopo aver accompagnato gli appassionati di documentari per anni con «Gaia», su Rai Tre, adesso è protagonista di un programma su La7, «La gaia scienza», che unisce l'informazione al divertimento (con il Trio Medusa).
«L'ideatore del programma, Cristoforo Gorno, ha pensato che io avessi una vena comica non espressa, e la sua idea di affrontare argomenti seri in modo divertente mi ha convinto. Credo che sia l'unico modo per interessare il pubblico giovane alla scienza».

Tratto da 'Sabato Sera Due' del 23 maggio
Stefania Freddi
 
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