09 febbraio 2010 | 10:18
Eluana Englaro: "Il comune sentire è dalla mia parte", dice il padre
Roma. E’ passato un anno dalla morte di Eluana Englaro e il padre in una lettera Repubblica ricorda quel periodo e dice: "Un anno è passato dalla fine di un incubo". Beppino Englaro nei 17 anni di coma della figlia ha sempre sostenuto che Eluana non avrebbe voluto vivere legata a un letto, come un vegetale. Da quel desiderio nacque la sua battaglia per la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione alla ragazza, richiesta che scatenò una polemica asprissima fra tribunali, la politica, il governo e il Vaticano. Ora il signor Englaro chiarisce in poche parole il senso della sua battaglia: "Mi sento dire: ‘Mai più Eluana’. E cioè mai più contro la sacralità della vita e la sua indisponibilità. Ma, secondo me, è l'esatto contrario. E cioè, nessuno deve avere il potere di disporre di un'altra vita come è avvenuto per Eluana". E questa tesi, secondo Beppino, incontro il favore della maggioranza degli italiani.
Durante la vicenda si fece di tutto per approvare una legge che impedisse lo stop all’alimentazione. E oggi che tutto è finito quella legge non è stata ancora approvata, l’ennesima brutta figura di una politica più attaccata all’ideologia che ai reali bisogni della gente.
In compenso le accuse di omicidio volontario per Eluana contro Beppino Englaro e altre 13 persone sono state archiviate lo scorso 11 gennaio dal Gip del tribunale di Udine.
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