Homepage
Imola. Enzo Vetrano e Leo De Berardinis si sono conosciuti agli inizi degli anni ottanta. Hanno iniziato a collaborare quando il grande attore e regista appena scomparso, si era trasferito a Bologna. Misero in scena “The Connection” di Jack Gelber, reso famoso dal Living Theatre. Adattamento, regia, coordinamento musicale, scene e costumi erano di Leo de Berardinis. Sul palco era accompagnato dall’iraniana Mitra Divshali, da Olga Durano, Gianni Scerra e dagli “imolesi” Marina Mazzolani, Stefano Randisi ed Enzo Vetrano.
Quest’ultimo ancora oggi considera quell’incontro un passaggio fondamentale della sua vita, non solo artistica. “Fu folgorante, la sua forza immaginativa mi ha aperto un mondo nuovo. Da allora abbiamo collaborato a fasi alterne per più di quindici anni, in sette spettacoli. E’ stato uno dei più grandi artisti teatrali del Novecento. Mi ha insegnato il rigore, il rispetto per il lavoro dell’attore. Ad “essere” non a “fare”. Ancora oggi inizio i miei laboratori teatrali con quell’insegnamento di Leo”.
A otto anni da quel primo incontro, Enzo e Leo tornarono sulla scena per uno degli spettacoli di maggior successo di De Berardinis: “L’impero della Ghisa”. Raboni sul Corriere della Sera (31/10/1991) fu particolarmente colpito dall’alchimia che si era creata tra i protagonisti dello spettacolo “Leo è come sempre trascinante, e di ottimo livello è la prestazione dei suoi compagni, da Toni Servillo e Enzo Vetrano a tutti gli altri”.
Enzo, nel raccontare quello spettacolo sembra rivederlo momento per momento, rendendo evidente la nostalgia per uno dei momenti più alti e divertenti della sua carriera. “L’impero della ghisa è un testo straordinario, ancora oggi di grande attualità, straordinario e profetico. La sua messa in scena è una delle cose più divertenti a cui abbia mai partecipato. Si creò una miscela esplosiva io, Toni e Leo abbiamo riso per un mese intero. Leo è sempre stato capace di coinvolgermi in follie memorabili”.
Due anni dopo si ritrovarono per mettere in scena “I giganti della montagna" di Pirandello.
“Lo spettacolo vinse moltissimi premi, ma io lo ricordo anche per le telefonate di Leo, quando alle due di notte mi chiamava per chiedermi di imitargli degli animali. Dopo che Andrea Jonasson, la moglie di Strehler, ebbe rifiutato la parte, Leo decise di interpretare il ruolo di Ilse. Un personaggio che nell’opera di Pirandello rappresenta il teatro stesso. Fu un’interpretazione memorabile. Sulla scena Leo indossava un semplice cappotto che lo faceva sembrare Greta Garbo”.
I due lavorarono insieme anche in “Totò principe di Danimarca” e “Lear Opera”. L’ultima collaborazione è del 1999 per “Come una rivista: da Eschilo a Totò”.
Due anni dopo De Berardinis entrò in coma a causa di un banale intervento di chirurgia estetica.
“I suoi sette anni di coma avrebbero dovuto alleviarmi il dolore per la sua morte, invece ho pianto per due giorni. Mi mancherà stare in scena con lui. Fino a che era in coma lo sentivo ancora presente, immaginavo i suoi commenti al mio lavoro. Sono andato a trovarlo anche dopo l’operazione, e quelle strane visite mi infondevano energia. Nel suo silenzio trovavo dei significati. Ricordo quando assistevo ai suoi spettacoli in cui io non lavoravo. Lo andavo a trovare nel camerino e lo abbracciavo, piangendo per le emozioni che mi regalava. So di sembrare esagerato, ma i suoi spettacoli, e quelli di Pina Bausch, mi regalavano emozioni per cui valeva la pena vivere. I venti minuti di applausi che gli sono stati dedicati al teatro Argentina di Roma, dove era stata allestita la camera ardente, sono eloquenti. L’intero teatro italiano gli ha reso omaggio. Per il suo lavoro e per la straordinaria eredità che ci ha lasciato”.
Il 18 e 19 ottobre, al teatro Lolli di Imola, Enzo Vetrano, Stefano Randisi, gli studenti di storia del teatro dell'Università di Ferrara, insieme a critici e storici del teatro, ricorderanno Leo De Berardinis. Con un convegno, uno spettacolo e la proiezione di "Totò principe di Danimarca".