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Giorgio Antonucci
 
22 maggio 2008 | 08:09

Basaglia: le ragioni di uno sconfitto

Giorgio Antonucci, medico collaboratore di Franco Basaglia, fa un bilancio a trent'anni dal varo della legge 180
 
Giorgio Antonucci ha collaborato con Franco Basaglia a Gorizia, nel 1969, poi ha provveduto allo smantellamento dei manicomi di Imola. Ha potuto farlo grazie anche alla legge 180 varata nel maggio di trent'anni fa.
Dottor Antonucci, cos'erano i manicomi prima di questa legge?
Erano posti in cui i ricoverati venivano sepolti vivi. Non è un'esagerazione. Si provi ad immedesimarsi in qualcuno che non viene ascoltato o viene ascoltato senza essere preso sul serio perchè si crede che il suo cervello non funzioni. In qualcuno che resta legato al letto per giorni, che non può uscire dalla sua piccola "cella", che viene spiato da un buco della porta. Quando sono entrato al manicomio di Imola, nel 1973, molti pazienti erano legati ai letti, quando uscivano venivano legati agli alberi. Erano trattati come cani, gli si davano solo ordini. Veniva praticato l'elettroshock. Anche agli omosessuali. A Imola la pratica fu abolita da Edelweiss Cotti a luglio del 1973.
Basaglia voleva l'abolizione dei manicomi. Risultato raggiunto?
Solo in parte. Per Basaglia i manicomi andavano distrutti, non umanizzati. Ora, invece, molte cliniche o reparti psichiatrici sono manicomi "umanizzati". In cui gli psicofarmaci hanno sostituito i mezzi di contenzione violenta. Anche l'elettroshock è ancora praticato.
Basaglia diceva che era il manicomio a creare la malattia perchè “forma i malati a propria immagine” Lei è d'accordo.
Solo in parte. Nel senso che la differenza di opinione tra me e Basaglia stava proprio nella valutazione della malattia mentale. Per lui la malattia mentale esisteva, per me, invece esistono solo quelle neurologiche. L'alzheimer o altre malattie rilevabili "fisicamente". Quelle psichiatriche sono un'invenzione. Come disse Freud: “ho smesso di fare il neurologo per fare il biografo”. Le malattie psichiatriche si curano modificando l'ambiente che le ha create, infatti scomparivano con la scomparsa dei muri manicomiali. Questo osservava e sosteneva anche Basaglia. Io gli rispondevo che se per curarle occorreva agire sull'ambiente esterno e non sulla persona, allora non erano malattie. Un malato di tumore resta ammalato anche quando esce dall'ospedale. La psichiatria, invece, si preoccupa di pensieri e comportamenti Con i ricoverati nelle cliniche psichiatriche occorre partire dal dialogo.
Ma non tutti hanno ottenuto i suoi risultati con il dialogo...
Infatti, ed è per questo che sono contro la psichiatria. Perchè crea una classe medica che non utilizza il dialogo per la cura ma preferisce gli psicofarmaci o altri metodi che servono solo a rendere tranquillo il paziente, non a curarlo. E' la psichiatria a fare in modo che non esistano bravi psicoanalisti ed è anche il fondamento dei manicomi, che ricordo sono ancora presenti negli Stati Uniti, in Australia, in Cina e in molti altri paesi.
L’accusa che si fa più spesso alla legge Basaglia è quella di non essere attuata in pieno. Di aver abbandonato gli ex ricoverati  per mancanza di risorse.
Non è questione di risorse. Liberando persone e togliendo farmaci si hanno spese inferiori e serve anche meno personale. Occorre capire se le famiglie intendono allontanare o meno il parente con problemi. Se ci tengono, serve una persona preparata che aiuti a risolvere il problema. Altrimenti si mandano in clinica psichiatrica senza risolvere problema. Nei casi che ho seguito io, i parenti non hanno mai avuto da lamentarsi perché restituivo loro delle persone che credevano di avere perso. Me ne occupavo in istituto e anche a casa. Il problema non è economico ma di qualità dell’intervento. Servono persone preaparate, che sappiano liberarsi da pregiudizi e che abbiano una cultura sufficiente per poter affrontare problemi differenti e complessi.
Basaglia sosteneva anche che la distruzione dei manicomi e il ritorno dei “diversi” nella comunità, avrebbe fatto scoppiare le contraddizioni sociali creato alleanze tra gli oppressi. Da questo punto di vista è uno sconfitto?
Intanto sono ancora d’accordo con Basaglia riguardo alla medicina. Nelle istituzione ospedaliere la persona non esiste più, il malato è uno strumento da accomodare. Il dialogo è molto scarso. Per il resto Basaglia ha lasciato un’eredità forte, altrimenti non staremmo qua a parlarne. Ma oggi si ragiona come se Basaglia non ci fosse mai stato. Io dico spesso che i basagliani sono un po’ come i cristiani. E Cristo oggi non sarebbe tanto contento dei seguaci che si ritrova. Detto questo, dal punto di vista culturale siamo molto distanti dall’impostazione di Basaglia. Sono tornati di moda i campi di concentramento e il diverso è tornato a essere considerato un pericolo. In Italia si sta per seguire la moda dei quartieri ghetto per ricchi sul modello statunitensi. Quartieri circondati da recinzioni, polizia e vigilantes. Non sentirsi sicuri porta evidentemente a segregazione e isolamento. Al proprio isolamento. Speriamo che sia una sconfitta momentanea.
mb
 
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