Giuseppe Giacobazzi racconta di come ha iniziato la sua carriera, ispirato da Raul Casadei (anzi Ravull), e parla delle sue immancabili "povesie".
«Patacca Rap» è la sua ultima fatica. Si tratta di un brano inciso per la Irma Records, girato all’interno delle discoteca «Le scimmie» di Faenza, trasmesso tutta estate su Radio 101, visitato su YuoTube da oltre 52mila utenti, cantato e «avutografato» da un celebre quanto indelicato «poveta» romagnolo. Si tratta del figlio di Romagna, Giuseppe Giacobazzi. E se fino a qualche anno fa Giacobazzi era, con il socio Pizzocchi, il comico delle feste paesane di tutta la Bassa, il protagonista del Costipanzo Show, quello che faceva piangere dalle risate ogni volta che raccontava le sue storie, o le peripezie a bordo della sua Apecar 250ss, o la storiella delle rotonde a Ravenna, una per abitante, che mandano in tilt i navigatori satellitari, ora Giacobazzi è il portavoce italiano della comicità nostrana. Da qualche tempo, infatti, si presenta sul palco di Zelig, Zelig Off e Zelig Circus sempre munito del suo palmare, una cartellina di plastica gialla fosforescente, e sempre pronto a intonare, con il tono più cacciatoresco o muratoresco che conosce, le più celebri povesie dal titolo «ooooamore», «oooomuratore», «oooocacciatore», con la volontà di scaricare su chi l’ascolta «sbadilate di cultura» e di risate. Aiutato poi da quel corpo allungato e goffo, dagli occhiali da vista grandi tutta la faccia, insaccato dentro quella mise ridicola di pantaloni marroni, giacca beige di tre taglie più grande da cui sbuca una trash-cravatta nera a pois bianchi, è inutile dire che la risata è garantita, ogni volta di più. E spesso ride anche lui, forse di se stesso.
Quando hai capito che «da grande» avresti fatto il comico? Hai avuto un’illuminazione?«Sì, ero a letto. E una luce mi abbagliò – risponde Giuseppe Giacobazzi -. Era lo spirito del grande Ravul Casadei assieme a tutta la sua orchestra. Emozionato, allora, mi inginocchiai e gli dissi “Cut vegna... sei proprio te…l’insuperabile, l’insormontabile ecc ecc Ravul?”. Allora l’insuperabile alzò al cielo una piadina che teneva tra le mani e battendola due volte sulla mia testa pronunciò queste parole: “Va' dove ti porta l’apecar, va' per locali e mercati per fiere e sagre paesane, fermati in ogni pavese e in ogni pavesino, in ogni luogo in cui manca un po' di cultura, tu la devi portare. Va' a inculturare le masse, che tanto ne hanno bisogno, e se ti capita incultura anche le massaie, che ne hanno bisogno di più”. Così io sono partito».
Quale deve essere oggi il ruolo di un comico?«Il comico dovrebbe riuscire a far dimenticare al suo pubblico i problemi di ogni giorno, almeno finché dura lo spettacolo dovrebbe riuscire a fare ridere chi l’ascolta, non fare venire il nervoso, come quando guardi Report la domenica sera. Dopo aver ascoltato un comico devi tornare a casa sereno, non arrabbiato».
Qual è il tuo comico preferito?«Il comico che stimo di più ormai è un’icona, è Walter Chiari. Di lui mi hanno sempre incantato l’improvvisazione, la straordinaria capacità di raccontare con estrema precisione ogni dettaglio fino a rendere divertente anche la cosa più banale e semplice, e la mimica facciale. Chiari poteva raccontare anche la barzelletta più brutta della storia ma faceva ridere lo stesso. Un altro che mi piace molto, ma la sua è una comicità di denuncia, è Beppe Grillo. La mia comicità non è simile a nessuna delle due ma mi auguro faccia divertire ugualmente».
A proposito di Beppe Grillo, che cosa pensi dell’ondata di polemica post Vday e dell’antipolitica?«Credo che Beppe Grillo sia un grande talento. Ha detto, a proposito della classe politica, una cosa che andava detta ed era palpabile da tempo. Ma credo anche che questa polemica debba finire qui, perché il politico deve fare il politico e il comico deve fare il comico».
Come sei passato dal Costipanzo Show in giro per le piazze alla televisione?«Mi hanno chiamato qualche anno fa per partecipare alla prima puntata di Zelig Off, poi mi hanno fatto fare altre otto serate, e poi Zelig Circus, anche in quel caso otto puntate, e poi altre sei. Sono stato molto soddisfatto di questo successo. Calpestare il palco di Zelig Circus è il massimo a cui un comico possa ambire. È stata un'opportunità che mi sono goduto e credo siano stati felici anche tutti coloro che mi seguono da tanto tempo. Ho imparato molto, e devo ringraziare tutti, ma proprio tutti quelli che collaborano al programma. Dai consigli degli autori alle pacche sulle spalle dei colleghi, una squadra stupenda. Perché, si sa, tra “ignurent”, ci si intende, e lì di somari ce ne sono diversi, Claudio Bisio in primis, è una persona simpaticissima. E l’Incontrada non è da meno».
E il Costipanzo?«Non lo abbandono mai, è il mio cavallo di battaglia. Io e Pizzocchi siamo una coppia inossidabile. Non abbiamo mai smesso di portare in giro i nostri spettacoli, e non smetteremo neppure ora, neppure se vado in tv; mi diverte vedere gli anziani alle feste che si scompisciano dalle risate e che continuano imperterriti a seguirmi, ovunque, sempre loro, instancabili».
Qual è il momento della giornata in cui sei ispirato e componi le tue povesie?«Non c’è un particolare momento, mi possono venire in mente delle battute in qualunque situazione del giorno, quando sono fortunato, oppure anche di notte. A volte mi vengono in mente anche mentre giro in apecar, allora mi devo fermare e, se non posso scrivere, allora le devo registrare. Ma ultimamente non lavoro molto sulle poesie, lavoro più sugli spettacoli».
Hai inciso anche una canzone,«Patacca Rap» che ha avuto un enorme successo. Vuoi fare anche il cantante adesso?«Ma no, per carità! Quella canzone l’ho scritta nel 1996, la cantavo solo dal vivo, poi la Irma Records mi ha chiesto di inciderla ed è nato l’album. Ma adesso basta, sono un comico, mica un cantante».
Come sei nella vita privata?«Un rompiscatole. Dopotutto, un comico lavora sempre quando gli altri escono e si divertono. Lavora la sera, lavora durante le feste, lavora la domenica. Arrivo a casa che non ne posso più...»
…arrivi a casa dove ti aspetta tua moglie. Come deve essere la moglie di Giacobazzi?«Un mucchio paziente, la poveretta».
Tratto da "Due" del 28 settembre 2007