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Thank you for smoking
 
07 settembre 2006 | 12:45

Thank you for smoking

Di Jason Reitman. (Usa 2005)
 
Nick Naylor di mestiere è la faccia vincente delle sette sorelle del tabacco negli Stati Uniti.


Ecco, Thank you for smoking è un film di cui è difficilissimo parlare senza incartarsi in un groviglio di luoghi comuni paurosi.
Visto?
Non ho neppure cominciato a scriverne che già mi ci ritrovo impigliato.
Eppure è un film facilissimo: Thank you for smoking è la classica commedia americana che si nasconde dietro una patina di political uncorrectness sul fumo e sul tabacco, senza però che nessuno si accenda mai una sigaretta.
L’unico con una sigaretta in mano è John Wayne in un vecchio film di guerra, che viene ucciso sparato prima che possa offrirne una ai suoi commilitoni.
Questo è un film sulla libertà di scelta e sull’uso della propria etica e dignità.
Ci sono un sacco di personaggi che si spendono per un riconoscimento, un articolo, una pacca sulla spalla o un cocktail alla menta.
Ed è, soprattutto, un film ferocissimo con il sistema Americano, che qui rappresenta l’ingranaggio minaccioso che tutto muove.
E la risposta a tutto è: faccio quel che faccio per pagare il mutuo.
Un po’ poco come giustificazione, mentre nel film si sciorinano i dati, incredibili, dei morti provocati dal tabacco, dall’alcool, dalle armi, cheesburger, nucleare, petrolio e anche il formaggio cheddar del vermont (senza dimenticare auto e aerei).
E’ curioso: si esce dalla visione del film con una duplice impressione.
Da un lato si pensa: orcoboia…per tornare a casa devo prendere la moto…e se finisco nel fosso?
E le sigarette? Ammazzano sul serio…certo, però…anche un bicchiere di vino rosso…però…uhm…e il formaggio fa salire il colesterolo…il formaggio! E’ pericoloso anche il formaggio…addirittura mortale.
Dall’altro lato però si sale in moto e si parte, l’aria è brezzolina e punge la pelle, attorno la natura si prepara al riposo, la gente torna a casa, magari a brindare con un bicchiere di vino per una promozione o una festa qualsiasi, farà l’amore (che, per inciso, è rischioso per il cuore)…insomma: le solite cose che fa la gente quando vive.
Come dire: la vita uccide, niente di più e niente di meno.
E quindi si torna al punto di partenza: tutto è pericoloso, basta saperlo e scegliere ciò che va più a genio, coscienti di quello che si fa e si è scelto.
Filosofia da quattro soldi certamente…ma mangeremmo veramente un piatto di spaghetti cotti senza sale?
 

(Visto nella solita sala semivuota del pomeriggio, con due vecchiette chiacchierone e due vicini che hanno sgranocchiato tacos al peperoncino durante tutto il film…)

Alessandro Boriani
 
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