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Questo film ha del potenziale: New York, l’amore, coppie scoppiate, battute memorabili, Central Park, giovani protagonisti mai leziosi ma carini, passaggi di sceneggiatura scoppiettanti, un paio di gag che strappano la risata.
Insomma: sulla carta potrebbe essere una commedia à la Woody Allen sull’amore fra bambini men che adolescenti…senza essere quelle melassate colossali che Hollywood propone quando in ballo ci sono ragazzini.
Qui si osserva la vita nel suo farsi, senza tante furbetterie tipo sorrisini compiacenti, vestitini rosa, amichette anche loro rosa e situazioni improbabili che non esistono neanche negli incubi più assurdi.
Questo è un film sui ragazzini girato per un pubblico di adulti e, viceversa, un film per bambini girato da un adulto.
Un film che gira attorno all’amore che esplode per la prima volta nel cuore.
Un tema che tocca qualsiasi spettatore, perché da lì ci siam passati tutti (volenti o nolenti), e che spesso emoziona e talvolta commuove pure.
Eppure il film lascia la sensazione di irrisolutezza, di non essere completamente compiuto, di non aver voluto fare quel passettino coraggioso che impone al suo giovane protagonista nel prefinale, splendido, fra l’altro, e che ricorda da lontano quella lunga corsa che Allen si offrì in uno dei suoi numerosi capolavori, guardacaso ambientato proprio a Manhattan.
Ed è la città, allora, ad emergere quasi materna: New York si rivela ancora una volta, semmai ci fosse bisogno, il luogo ideale per ambientare commedie su amori che sciupano i cuori.
Qui il gioco è più scoperto di altre occasioni: con voce off (talvolta irritante altre volte utile alla causa del comico) Gabe ci racconta del suo tremore per la giovane compagna di karate e delle loro differenze: famigliari (ricca e unita l’una, middleclass e separanda l’altra), d’età (lei più vecchia di lui di qualche mese e con un apparente bagaglio di spigliatezza maggiore) e d’esperienza (lei con un sacco di impegni e di conoscenze “culturali”, lui che si muove per la città come fosse il padrone e ne conosce i piccoli segreti e gli anfratti più affascinanti).
Il gioco del film, meglio della sceneggiatura, è tutto giocato su queste piccole differenze (che però a guardare e a pensarci bene non sono poi tanto tali, a conti fatti), su quanto i due crescano nel frequentarsi, quanto la loro amicizia, l’amore dell’uno per l’altra forse ricambiato forse no, li faccia diventare adulti.
Ed è piuttosto affascinante osservarsi dall’esterno perché, come si diceva prima, da lì ci siamo passati tutti e tutt’ora ci si passa nel momento in cui ci si innamora…a Manhattan o dovunque.
Eppure il film sembra sempre sull’orlo di poter essere qualcos’altro di più compiuto, sempre pronto a far esplodere quel potenziale che si affaccia qua e là ma che non riesce ad emergere come succede quando dietro la macchina da presa c’è il maestro di queste cose.
Levin però è al suo esordio, è giusto riconoscergli una levità di scrittura notevola e una profondità nel raccontare i personaggi che non è di molti.
Il film offre una ventata d’aria fresca nel mare di commedie che non fanno altro che raccontare la stessa storia.
Questa certamente è diversa dalle altre, anche se è così tanto comune.